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Villager Hub arriva a Marino: il 18 settembre prende il via il percorso di innovazione territoriale

Venerdì 18 settembre 2026, alle ore 18:00, presso la Pro Loco di Marino, prenderà ufficialmente il via il percorso di Villager Hub dedicato alla città dei Castelli Romani.

Dopo Rocca di Cave, Roma e Palestrina, Marino diventa il quarto territorio della rete Villager, un progetto che unisce ospitalità diffusa, valorizzazione del patrimonio locale e Intelligenza Artificiale per costruire un nuovo modo di vivere e raccontare i territori.

L’incontro è aperto a operatori turistici, attività commerciali, associazioni, produttori, amministratori e cittadini che desiderano contribuire alla creazione della nuova Knowledge Base locale e conoscere il funzionamento di GUGO, il Local Cicerone AI sviluppato da Villager Hub.

Un’intelligenza artificiale che valorizza il territorio

GUGO non è una semplice guida turistica digitale.

È un assistente intelligente progettato per accompagnare residenti e visitatori alla scoperta del territorio, offrendo consigli autentici, itinerari personalizzati e suggerimenti costruiti sulle informazioni della comunità locale.

L’obiettivo è trasformare ogni visitatore in un vero Cittadino Temporaneo, capace di vivere il territorio come farebbe chi lo abita ogni giorno.

La Knowledge Base di Marino

Durante il workshop inizierà la costruzione della Knowledge Base territoriale, il patrimonio di conoscenze che alimenterà GUGO Marino.

I contenuti saranno organizzati nelle quattro categorie che caratterizzano l’intero ecosistema Villager:

  • 🏡 Property – strutture ricettive, ospitalità diffusa e case vacanza.
  • 🍷 Food – ristoranti, cantine, prodotti tipici ed esperienze gastronomiche.
  • 🌿 Nature – parchi, sentieri, belvedere, percorsi e attività all’aria aperta.
  • ❤️ Local Soul – storia, tradizioni, eventi, associazioni, artigiani, cultura e persone che rendono unico il territorio.

Sarà proprio la comunità locale a contribuire con informazioni, suggerimenti e conoscenze autentiche, rendendo GUGO uno strumento sempre più preciso e rappresentativo dell’identità di Marino.

Marino entra nella rete Villager

L’ingresso di Marino rappresenta un nuovo passo nella crescita del progetto Villager Hub.

La città assume un ruolo strategico come porta d’accesso ai Castelli Romani, creando nuove connessioni con gli altri territori della rete e favorendo itinerari che uniscono Roma, Palestrina, Rocca di Cave e, in futuro, gli altri borghi che entreranno nel circuito.

Ogni nuovo territorio non sostituisce gli altri: li completa, creando un ecosistema di destinazioni capaci di collaborare e valorizzarsi reciprocamente.

Un invito aperto al territorio

Il workshop del 18 settembre sarà un momento di confronto, partecipazione e co-progettazione.

L’invito è rivolto a tutti coloro che credono che innovazione, tecnologia e comunità possano diventare strumenti concreti per promuovere il territorio e costruire un turismo più autentico, sostenibile e partecipato.

📅 Venerdì 18 settembre 2026
🕕 Ore 18:00
📍 Pro Loco di Marino

L’ingresso è libero.

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Villager Hub: l’Intelligenza Artificiale arriva in uno dei borghi più piccoli del Lazio

Con poco più di 350 abitanti, Rocca di Cave è uno dei borghi più piccoli del Lazio. Oggi, grazie a Villager Hub, compie un passo importante verso l’innovazione digitale con il lancio di GUGO, il Local Cicerone AI progettato per valorizzare il territorio, raccontarne l’identità e accompagnare residenti e visitatori alla scoperta delle sue esperienze più autentiche.


Un borgo scelto per dimostrare una visione

Dopo mesi di progettazione, sviluppo e costruzione della knowledge base territoriale, GUGO Rocca di Cave è ufficialmente operativo.

La scelta di Rocca di Cave non è casuale. Si tratta di un contesto piccolo ma estremamente ricco dal punto di vista naturalistico, culturale e umano. Proprio per questo rappresenta un caso ideale per dimostrare una visione precisa: l’innovazione non è legata alla dimensione dei centri urbani, ma alla capacità di rendere accessibile e organizzata la conoscenza locale.


Che cos’è GUGO

GUGO non è un chatbot generico.

È un Local Cicerone AI, progettato esclusivamente per la conoscenza del territorio. Il suo obiettivo è accompagnare residenti e visitatori nella scoperta del borgo, trasformando informazioni frammentate in un’esperienza accessibile e guidata.

GUGO permette di esplorare:

  • esperienze locali
  • sentieri e percorsi naturalistici
  • ristoranti e ospitalità
  • produttori e realtà del territorio
  • storia e identità culturale
  • curiosità e narrazioni locali
  • servizi utili per cittadini e visitatori

Non risponde a tutto: risponde in profondità a ciò che riguarda il territorio.


La knowledge base: il cuore invisibile del sistema

Il vero elemento distintivo di GUGO è la sua knowledge base territoriale.

GUGO non improvvisa e non genera risposte casuali: ogni interazione nasce da una base di conoscenza strutturata, costruita insieme al territorio e costantemente aggiornata.

Questo approccio consente di trasformare contenuti locali spesso frammentati in un sistema coerente, verificato e facilmente accessibile. La knowledge base cresce nel tempo, si arricchisce con nuovi contributi e integra progressivamente informazioni aggiornate provenienti dalla comunità locale.

In questo senso, GUGO non inventa il territorio: lo organizza e lo rende leggibile.


Il Manifesto GUGO

Alla base del progetto Villager Hub c’è un principio chiaro:

l’obiettivo non è sostituire le persone, ma valorizzare la conoscenza della comunità locale.

GUGO rappresenta questa visione in modo concreto: non come sostituto dell’esperienza umana, ma come strumento che la amplifica e la rende accessibile. È un’interfaccia tra il sapere diffuso del territorio e la possibilità di trasformarlo in scoperta immediata.


Uno sguardo al futuro

Rocca di Cave è il primo Villager Hub operativo, ma rappresenta solo l’inizio.

Il progetto sta evolvendo verso una rete di territori connessi, dove ogni borgo diventa un nodo di conoscenza viva. Tra i prossimi sviluppi c’è Marino, che entrerà progressivamente nell’ecosistema Villager Hub.

L’obiettivo è costruire una rete di borghi intelligenti: territori in cui l’intelligenza artificiale non uniforma, ma valorizza le differenze locali e rende la conoscenza accessibile in modo nuovo, continuo e digitale.

BorgoAntico CastelliRomani CittadinoTemporaneo GUGO GUGORoccadiCave LocalCiceroneAI Marino TurismoEsperienziale VillagerHub

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Villager Hub arriva a Marino: un nuovo progetto per valorizzare il borgo antico

Siamo felici di annunciare che il prossimo Villager Hub nascerà a Marino, nel cuore dei Castelli Romani.

Questo nuovo percorso prende il via grazie al patrocinio concesso dal Comune di Marino, che ha approvato il progetto di promozione e valorizzazione del borgo antico presentato da Villager Hub.

Per noi non si tratta soltanto di un riconoscimento istituzionale, ma dell’inizio di una collaborazione che mette al centro il territorio, la sua identità e la sua comunità.

Con oltre 46.000 abitanti, Marino è il comune più popoloso dei Castelli Romani e uno dei territori più rappresentativi dell’area metropolitana di Roma. Proprio per questo, la nascita di Villager Hub Marino rappresenta un passo importante nel percorso di valorizzazione digitale del borgo antico e della sua comunità, con l’obiettivo di rendere il patrimonio locale più accessibile, raccontato e vissuto da residenti e visitatori.

Marino, porta d’ingresso dei Castelli Romani

Grazie alla sua posizione strategica, a pochi chilometri da Roma e ben collegata con la Capitale, Marino rappresenta uno dei principali punti di accesso ai Castelli Romani. Ogni anno il territorio accoglie visitatori attratti dal suo centro storico, dalla tradizione enogastronomica, dai panorami e dagli eventi che ne caratterizzano l’identità.

Perché abbiamo scelto Marino

Ogni Villager Hub nasce in un territorio che possiede una forte identità e una comunità pronta a raccontarla.

Marino rappresenta perfettamente questa visione: un borgo ricco di storia, tradizioni, cultura enogastronomica e vita associativa, ma anche un luogo capace di guardare al futuro attraverso strumenti innovativi di valorizzazione del territorio.

È da questo equilibrio tra memoria e innovazione che prende vita il nuovo Villager Hub.

Un progetto che parla anche ai residenti

Villager Hub non nasce soltanto per chi visita un territorio.

È uno strumento pensato anche per i cittadini, le associazioni, le attività economiche e le amministrazioni locali, affinché possano condividere, organizzare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale della comunità.

Perché un territorio cresce quando la conoscenza diventa un bene condiviso.

Il primo passo di una rete territoriale

L’arrivo di Villager Hub a Marino rappresenta un nuovo tassello di un progetto più ampio.

La nostra visione è costruire una rete di territori capaci di collaborare, condividere conoscenza e valorizzare le proprie eccellenze attraverso l’intelligenza artificiale e la partecipazione delle comunità locali.

Perché ogni territorio merita di avere una voce digitale. E ogni comunità merita uno strumento capace di raccontarla.

Cos’è Villager Hub

Villager Hub è un progetto che unisce tecnologia, conoscenza locale e partecipazione della comunità per raccontare un territorio in modo autentico.

Ogni Hub nasce dalla costruzione di una Knowledge Base Locale (KBL): un patrimonio digitale di informazioni che raccoglie luoghi, esperienze, attività, servizi, tradizioni e persone che rappresentano davvero l’anima del territorio.

Su questa base prende vita GUGO – Local Cicerone AI, un assistente intelligente capace di accompagnare residenti e visitatori alla scoperta del territorio come farebbe un vero abitante del luogo.

L’obiettivo non è sostituire l’accoglienza umana, ma renderla ancora più accessibile, continua e personalizzata.

I quattro pilastri della Knowledge Base Locale

Come ogni Villager Hub, anche quello di Marino sarà costruito attorno a quattro grandi aree.

🏡 Property

Strutture ricettive, case vacanza, ospitalità diffusa e luoghi dove sentirsi a casa.

🍷 Food

Ristoranti, cantine, prodotti tipici, aziende agricole e tutto ciò che racconta la cultura gastronomica del territorio.

🌿 Nature

Parchi, sentieri, punti panoramici, esperienze outdoor e percorsi naturalistici.

❤️ Local Soul

La parte più preziosa della Knowledge Base.

Qui trovano spazio le storie, le tradizioni, gli artigiani, i produttori, le associazioni, gli eventi, le curiosità e tutte quelle persone che rendono Marino un luogo unico.

Perché un territorio non è fatto soltanto di monumenti, ma soprattutto delle persone che lo vivono ogni giorno.

Un progetto costruito insieme alla comunità

Villager Hub non arriva nei territori con una conoscenza già pronta.

La costruisce insieme alla comunità locale.

Nei prossimi mesi lavoreremo con operatori turistici, attività commerciali, associazioni, produttori, amministrazione comunale e cittadini per raccogliere e organizzare una conoscenza autentica del territorio.

L’obiettivo è creare una memoria digitale viva, capace di valorizzare Marino oggi e di conservarne il patrimonio culturale anche per il futuro.

Un nuovo modo di vivere il territorio

Con Villager Hub vogliamo aiutare ogni visitatore a trasformarsi in un Cittadino Temporaneo.

Non una semplice guida turistica, ma un modo diverso di conoscere un luogo, scoprendo esperienze autentiche, attività locali e persone che rendono speciale la comunità.

È questa la filosofia che guida ogni Villager Hub.

Stiamo lavorando per voi

L’attivazione di Villager Hub Marino richiede tempo, perché vogliamo costruire un progetto solido, accurato e realmente utile per il territorio.

La data ufficiale di lancio sarà comunicata prossimamente.

Nel frattempo, il nostro team è già al lavoro insieme alla comunità locale per dare vita a un nuovo modo di raccontare e vivere Marino.

Il viaggio continua. E siamo felici che Marino ne faccia parte.

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Nasce GUGO Roma, il primo Local Cicerone AI dedicato alla Capitale

Roma è una delle città più visitate al mondo. Ogni anno milioni di persone la attraversano, la osservano, la fotografano e la raccontano. Eppure, spesso, la vivono soltanto in superficie.

Il turismo contemporaneo si trova di fronte a una sfida importante: aiutare le persone a conoscere davvero i territori che visitano. Non solo i monumenti e le attrazioni principali, ma anche le comunità, i servizi, le attività locali e le storie che rendono ogni luogo unico.

Da questa riflessione nasce GUGO Roma, il primo Local Cicerone AI dedicato alla Capitale.

Un nuovo modo di scoprire il territorio

GUGO non è una guida turistica tradizionale e non è semplicemente un chatbot.

È un Local Cicerone AI: un assistente intelligente progettato per valorizzare la conoscenza territoriale e aiutare le persone a vivere un territorio in modo più autentico.

L’obiettivo è semplice: trasformare le informazioni locali in una risorsa accessibile, utile e sempre disponibile per chi vive, visita o attraversa una città.

Attraverso l’Intelligenza Artificiale, GUGO aiuta a orientarsi tra quartieri, servizi, attività, luoghi di interesse, esperienze locali e comunità territoriali.

Dal turista al cittadino temporaneo

Per molti anni il turismo ha considerato il visitatore come un semplice ospite.

Oggi questa definizione appare sempre più limitata.

Sempre più persone viaggiano per motivi diversi dal turismo tradizionale: lavoro, studio, smart working, soggiorni prolungati, esperienze di vita temporanee.

Per questo motivo nasce il concetto di cittadino temporaneo.

Un cittadino temporaneo non visita semplicemente una destinazione. La vive.

Utilizza i servizi del territorio, frequenta le attività locali, si muove nei quartieri, entra in contatto con le comunità e sviluppa una relazione più profonda con il luogo che lo ospita.

GUGO Roma nasce proprio per accompagnare questa evoluzione.

Perché Roma

Roma rappresenta il primo territorio in cui il Local Cicerone AI Framework è stato applicato operativamente.

La città costituisce un laboratorio ideale: una metropoli ricca di storia, identità, quartieri e comunità diverse che convivono all’interno di un unico ecosistema urbano.

La prima implementazione del progetto si concentra su tre quartieri simbolici:

  • Monteverde
  • Marconi
  • Trastevere

Tre territori differenti tra loro che raccontano altrettante anime della città e permettono di sperimentare un modello di conoscenza territoriale replicabile in contesti diversi.

La conoscenza territoriale come patrimonio condiviso

Ogni territorio possiede una quantità enorme di conoscenze distribuite.

Informazioni sui servizi.
Esperienze autentiche.
Eventi locali.
Attività economiche.
Patrimonio culturale.
Tradizioni e comunità.

Spesso queste informazioni esistono ma risultano frammentate e difficili da trovare.

Il Local Cicerone AI nasce per mettere in relazione queste conoscenze e renderle accessibili alle persone nel momento in cui ne hanno bisogno.

In questa visione, l’Intelligenza Artificiale non sostituisce il territorio. Lo valorizza.

Una visione che guarda oltre Roma

GUGO Roma rappresenta il primo passo di un progetto più ampio.

L’obiettivo è sviluppare una rete di Local Ciceroni AI dedicati a città, borghi, comunità e destinazioni che desiderano valorizzare il proprio patrimonio di conoscenze attraverso strumenti digitali innovativi.

Ogni territorio possiede una storia da raccontare.

Ogni comunità custodisce conoscenze che meritano di essere condivise.

Ogni visitatore può diventare un cittadino temporaneo.

GUGO nasce per creare il ponte tra questi mondi.

Il futuro dell’ospitalità è territoriale

La vera innovazione non consiste soltanto nell’utilizzare l’Intelligenza Artificiale.

Consiste nell’utilizzarla per rafforzare il legame tra persone e territori.

Con GUGO Roma prende forma una nuova idea di accoglienza: più partecipativa, più consapevole e più vicina alle comunità locali.

Perché il futuro del turismo non riguarda soltanto i luoghi che visitiamo.

Riguarda il modo in cui scegliamo di viverli.

Se vuoi approfondire:

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Gugo: l’AI Local Cicerone che vive su WhatsApp

Nei borghi più autentici d’Italia, il tempo sembra essersi fermato. È la loro forza, ma spesso è anche il loro limite più grande. Dall’esperienza sul campo di Villager Hotel, trascorsa camminando tra i vicoli e ascoltando le comunità locali, è emersa una sfida evidente: il desiderio dei viaggiatori di scoprire l’anima dei luoghi si scontra quasi sempre con la mancanza di figure di riferimento sul territorio.

Da questa urgenza nasce Gugo, il Cicerone Virtuale che porta l’innovazione dove il fattore umano e le barriere linguistiche rendono difficile l’accoglienza.

Il problema: Borghi preziosi, ma “soli”

Collaborando con decine di realtà locali, noi di Villager Hotel abbiamo rilevato un problema critico: la carenza di Ciceroni locali pronti a sposare progetti di promozione turistica. Le cause sono profonde:

  • Spopolamento e Gap Digitale: I giovani lasciano i piccoli centri e chi resta spesso non possiede le competenze tecnologiche per intercettare il turista globale.
  • La Barriera Linguistica: Uno dei limiti principali è la difficoltà di comunicare con il turista straniero. La mancanza di un’istruzione linguistica specifica nei borghi isola queste perle dai flussi internazionali.
  • Evoluzione del Viaggio: Il turista del “turismo lento” cerca luoghi storici, ma pretende servizi connessi e risposte immediate.

La soluzione: Gugo, il ponte tra tradizione e futuro

Gugo non è solo un chatbot; è la risposta tecnologica allo spopolamento delle competenze. Abbiamo scelto WhatsApp perché è lo strumento che tutti già usano, eliminando la complessità delle app tradizionali.

Gugo trasforma il borgo in una destinazione “smart” senza snaturarne l’anima.

Perché Gugo è il compagno ideale per il Turismo Esperienziale?

Per essere rilevante oggi, un borgo deve saper parlare la lingua dei trend globali senza perdere la sua identità. Gugo ci riesce grazie a:

  1. Oltre 50 Lingue Parlate: Abbatte ogni muro culturale. Gugo parla la lingua del turista, permettendo anche al borgo più isolato di comunicare con precisione con ospiti da ogni continente.
  2. Una Personalità che Fidelizza: Gugo non risponde “a macchinetta”. Ha un carattere, una voce e una personalità studiata per intercettare l’audience, creare un legame empatico e trasformare un semplice visitatore in un ambasciatore del borgo.
  3. H24 al Servizio del “Turismo Lento”: Risponde a curiosità storiche, consiglia sentieri o botteghe tipiche in tempo reale, garantendo un’assistenza che la sola presenza umana non potrebbe coprire costantemente.

Perché Gugo trasforma l’accoglienza?

È un’entità progettata per essere:

  • Il Regista Territoriale: Coordina l’offerta del borgo, mettendo in rete le eccellenze locali e assicurandosi che il turista non perda nulla di ciò che il territorio ha da offrire.
  • Lo Smistatore di Informazioni: Organizza e veicola i dati in modo intelligente, orientando i flussi turistici verso le esperienze più autentiche (e meno affollate).
  • Il Connettore Locale: Unisce i bisogni del viaggiatore con le risorse della comunità, colmando il vuoto operativo lasciato dalla mancanza di personale qualificato.

Conclusione: L’Innovazione al servizio della storia e della lentezza

Con Gugo, Villager Hotel non vuole sostituire l’uomo, ma abilitare il territorio. Vogliamo dare ai borghi gli strumenti per ambire a un turismo di qualità, colmando il vuoto demografico e formativo con l’intelligenza artificiale.

Gugo è il ponte che permette ai borghi di restare antichi nel cuore, ma modernissimi nella gestione, diventando destinazioni connesse dove l’accoglienza è universale e la scoperta è totale.

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Ryokan locanda tradizionale giapponese

Un ryokan  (旅館, りょかん) è una locanda tradizionale giapponese che offre un’esperienza di soggiorno autentica, profondamente radicata nelle usanze culturali e nell’ospitalità. A differenza degli hotel in stile occidentale, i ryokan offrono la possibilità di immergersi in usanze secolari.

I ryokan hanno una lunga e affascinante storia in Giappone, risalente a oltre 1.000 anni fa. Le loro origini possono essere fatte risalire al Periodo Nara (710-794 d.C.), quando furono stabilite case di riposo gratuite per funzionari governativi e monaci in viaggio.

Il concetto di ryokan come lo conosciamo oggi iniziò a svilupparsi durante il Periodo Edo (1603-1868), quando fu istituito un sistema stradale nazionale e i viaggi divennero più comuni tra la popolazione giapponese.

Durante il Periodo Edo, sorsero locande per ospitare non solo i signori feudali ma anche mercanti, samurai e pellegrini in viaggio verso siti sacri. Un ottimo esempio di ciò sono le locande lungo il sentiero Nakasendo, che collega Tokyo a Kyoto.

Queste locande furono le precursori dei moderni ryokan e furono fondamentali nello sviluppo della cultura dell’ospitalità giapponese.

I ryokan non erano solo un alloggio qualsiasi, ma erano centri di ospitalità che offrivano ai viaggiatori la possibilità di riposare, mangiare e recuperare dalle molte miglia del loro viaggio. Erano costruiti vicino alle sorgenti termali per fornire un’esperienza di guarigione olistica che combinava il riposo fisico con il recupero spirituale.

Nel corso dei secoli, i ryokan si sono evoluti diventando una vera esperienza culturale. Ora sono celebrati per il loro impegno per l’omotenashi, lo spirito giapponese di ospitalità disinteressata.

In un ryokan, ogni dettaglio è attentamente considerato, garantendo agli ospiti tutti i comfort necessari per un momento di relax. La disposizione della stanza e i tatami, e persino gli ingredienti stagionali utilizzati nei pasti.

Una particolarità unica è la cucina kaiseki (会席料理) un pasto a più portate che rappresenta la massima espressione della raffinatezza e dell’eleganza della cucina giapponese. Solitamente servita a partire dalle 18.00/19.00, la cena viene preparata con ingredienti locali e di stagione, e può essere servita in camera o in un ambiente comune. Ogni piatto è un’opera d’arte che delizia i sensi, con un’attenzione particolare alla vista, all’olfatto, al tatto e al silenzio. La cena può durare anche più di due ore e spesso include bevande alcoliche come sake o birra, che vanno ordinate e pagate separatamente.

Oggi, i ryokan continuano a essere una parte amata della cultura giapponese. Attraggono non solo i turisti in cerca di un’esperienza autentica giapponese, ma anche i locali che desiderano riconnettersi con il loro patrimonio.

*Fonte: https://japanese-onsen.com/it/articles/what-is-a-ryokan/

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Cabernardi, l’ex miniera di zolfo che si reinventa nel turismo rurale e culturale

*La storia del bacino minerario di Cabernardi, piccolo centro del Comune di Sassoferrato, è legata al bacino solfifero marchigiano-romagnolo che univa sotto gli stessi destini ed anche, spesso, sotto la stessa gestione, le miniere di San Lorenzo in Solfinelli di Urbino, Formignano di Cesena e Perticara di Novafeltria.

Lo sfruttamento della miniera di Cabernardi ha inizio intorno alla metà degli anni 1870. Il 9 luglio 1877 si ebbe la dichiarazione di scoperta e cedibilità di un giacimento di zolfo nell’area di Percozzone. Il 6 giugno 1878, fu data concessione per un’attività estrattiva ad una Società di proprietà dei sig. Francesco Armando Buhl, Eugenio Buhl e Andrea Federico Deinhard. Nel 1899 la Miniera di Cabernardi fu acquistata dalla Ditta Trezza-Albani. Il passaggio di proprietà implicò anche un aumento dei lavoratori che da 200 raggiunsero le 300 unità, nel 1904. Nel 1917 la Miniera venne ceduta alla Montecatini Società Generale per l’Industria Mineraria. Nel 1920 il numero dei lavoratori raggiunse il record di 840 dipendenti. Nello stesso anno iniziarono gli scioperi, che si protrassero anche l’anno successivo, finalizzati all’abolizione di una riduzione dell’indennità caro-viveri.

Per anni la miniera ha fatto da traino all’economia locale, fino ad ampliare l’ areale e ad espandersi fino al Sud della Provincia di Pesaro e Urbino, attirando anche manodopera e tecnici da tutta Italia.

Nei mesi iniziali del 1952 la manodopera occupata era di circa 1.400 operai con una produzione media di 870 tonnellate di minerale. Il rapporto della Società Montecatini del 6 maggio 1952 riporta che l’area mineraria risultava essere in via di rapido esaurimento prospettando una riduzione della produzione e quindi della manodopera; l’optimum sembrava essere un quantitativo di 400-500 tonnellate giornaliere, che implicava un totale di operai variabile da 665 a 817 persone rispettivamente. Ciò significava dunque una drastica riduzione di oltre la metà del personale impiegato. Il 28 maggio del 1952, alle ore 22.00, un vagoncino che trasportava materiale di zolfo con la scritta “Coppi maglia gialla” diede il via ad una drammatica occupazione della miniera  che si protrasse fino al 5 luglio passando alla storia come la lotta de “I Sepolti Vivi” il cui epilogo fu comunque la chiusura della miniera, il licenziamento degli occupanti ed il trasferimento in altre miniere degli altri minatori negli stabilimenti di Pontelagoscuro, in Toscana, Sicilia e Trentino. Un’altra parte invece migrò in Belgio o in alte miniere all’estero.

Sulla vicenda ebbe a scrivere Gianni Rodari, che coniò, appunto, l’espressione “I Sepolti Vivi” in un articolo in riferimento alle lotte per il lavoro dei minatori di Cabernardi e Gillo Pontecorvo dedicò all’eccezionale vicenda il documentario “Pane e Zolfo”. Nel 2019 è stato pubblicato un volume graphic novel dedicato proprio al reportage di Rodari.

IL PARCO

Il 5 luglio 2015, terminati i lavori di recupero effettuati grazie anche al finanziamento del Parco Museo Minerario delle miniere dello zolfo di Marche ed Emilia-Romagna con fondi del Ministero dell’Ambiente, la Miniera di Zolfo di Cabernardi è stata inaugurata svelando una suggestiva struttura museale a cielo aperto che si estende su una superficie di circa due ettari in un bellissimo contesto paesaggistico rinaturalizzato dopo la chiusura delle attività fortemente inquinanti. Grazie ad un minuzioso e complesso intervento parte dei manufatti che ne costituivano il nucleo operativo sono ora nuovamente visibili.

Durante la visita è possibile ammirare l’imponente pozzo “Donegani” da cui si calavano i minatori per accedere nelle estese e profonde gallerie scavate nel sottosuolo, la centrale termica e i calcaroni, delle enormi vasche con un piano fortemente inclinato, destinate al deposito del materiale grezzo estratto dal sottosuolo, da cui, attraverso l’attivazione di un processo di combustione, veniva successivamente prelevato lo zolfo in forma liquida. Visibili anche i forni “Gill”, manufatti in muratura di epoca successiva ai calcaroni, di cui avevano la stessa funzione, ma dotati di una tecnologia più avanzata. Particolarmente suggestivo anche il percorso che il visitatore si troverà ad affrontare all’interno di una galleria di collegamento tra i forni e i calcaroni. Perfettamente recuperato e percorribile il “piano inclinato”, ovvero la passerella di collegamento tra i due livelli dell’area, attraverso cui venivano sollevati e fatti transitare i vagoni carichi di materiale inerte. Un altro “gioiello” riportato alla luce è il deposito della nafta, struttura seminterrata, di forma circolare, che è stata adibita ad auditorium, più precisamente a sala polifunzionale per conferenze e incontri.

*Fonte: (https://www.sassoferratoturismo.it/parco-archeominerario-di-cabernardi/)

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Recensioni Classiche VS Recensioni Villager nel turismo extra-alberghiero

Ti è mai capitato di ricevere una recensione “ingiusta”? Hai mai pensato che stessi pagando lo scotto, sulla recensione, per via di una cosa che fosse al di fuori del tuo controllo? Ti sei mai sentito impotente di fronte ad una critica per un servizio del quale avevi già specificato nella descrizione? Ti sei mai sentito frustrato per non aver potuto rispondere ad un voto che non ritenevi corretto? Hai mai temuto di poter esprimere la tua opinione per non ricevere “ritorsioni” dell’ospite attraverso la recensione negativa? Tranquillo, non sei solo! È capitato a tutti gli Host, almeno una volta nella vita.

Il sistema di recensioni “classico” delle più grandi piattaforme OTA (Booking.com & Aribnb, etc.) è basato sulla valutazione di una serie di punti (circa sei) sui quali si può dare un voto su una scala prestabilita. Su Booking da 0 a 10, su Airbnb da 0 a 5. Solitamente messe al vaglio sono le pulizie, la posizione, i servizi, l’accoglienza e il rapporto qualità/prezzo. Già in questi primi, possiamo trovare le prime contraddizioni: la zona negli annunci è sempre segnalata tramite un punto gps indicativo che apre una forbice di circa 30 mt dall’esatta posizione. Sembra a questo punto molto improbabile che un ospite possa rimanere deluso o sorpreso rispetto alla posizione dell’alloggio, seppure è vero che un alloggio possa assumere un valore maggiore quanto è più vicino al centro della città.

Per esempio, con Booking, se l’ospite esprime solo il voto numerico senza aggiungere il commento, l’host non ha possibilità di replica. Questo fa sì che l’Host in questione si trovi costretto a dover inventare dei “sotterfugi”per poter ottenere il massimo risultato e/o per poter evitare una recensione negativa. Il tutto, spesso, si svolge in una sorta di braccio di ferro psicologico in cui la persuasione e gli stratagemmi comunicativi la fanno da padrone. Banalmente, può essere considerato come un tentativo di “comprare” la compiacenza dell’ospite, deformando cortesia e servizio in una sorta di “servilismo” di maniera e di circostanza.


Dalla nostra esperienza di Host abbiamo compreso che la valutazione complessiva e la valutazione specifica sui punti non è allineata. Ovvero, potresti ricevere un punteggio basso sui singoli punti e, al contempo, un punteggio alto sulla valutazione totale, e viceversa. L’algoritmo con cui è stato costruito il sistema di recensioni non tiene conto di alcune variabili umane che potrebbero incidere sulla qualità dell’esperienza percepita. A volte, come ci è capitato direttamente, il turista si trova ad effettuare delle prenotazioni senza sapere, addirittura, dove si trovi esattamente la posizione geografica della casa prescelta. Questo perché, sotto pressione dello sconto proposto al momento, procede all’acquisto senza avere le sufficienti informazioni sul luogo e sui servizi offerti dal territorio. Il risultato è, spesso e volentieri, una delusione e una scontentezza dimostrata da una valutazione molto bassa proprio sulla posizione geografica. In questo modo si alimenta quel circolo vizioso tra marketing spinto della piattaforma e sistema di valutazione non allineato a reali bisogni e desideri dettati da scelte consapevoli di viaggio.

Siamo convinti che, seppur esprimere un giudizio e un libero parere sia un sacrosanto diritto di qualsivoglia turista e/o cliente fruitore di servizi nell’era della democrazia e della trasparenza nel mondo digitale, il rischio evidente di distorsione psicologica, dimostrato dai fatti, potrebbe causare dei seri danni da una parte al gestore dell’attività ricettiva, e dall’altra al turista desideroso di godersi un soggiorno con tutte le più belle aspettative. Su questa strada l’unico a trarne vantaggio è l’algoritmo delle grandi piattaforme. Al contrario, nel nostro modo di pensare, Win-Win, vogliamo che a vincere fossero le parti più importanti del sistema: Host e Turisti. Coloro che mandano avanti la baracca!

Villager, in qualità di startup nel mondo del turismo extra-alberghiero, sin dalle origini, si è posta come obiettivo quello di portare innovazione di processo e di cultura in un settore caratterizzato da un’offerta massiva e perlopiù “selvaggia”, da una competizione massiccia e da servizi a basso valore aggiunto. Questo anche a causa di una disorganizzazione cronica dei nostri territori e di un deficit infrastrutturale endemico del nostro Paese. Uno dei punti chiave a cui stiamo lavorando è proprio quello di rivisitare il sistema di recensioni e di valutazione dei servizi che regolano il rapporto di gradimento tra strutture ricettive turisti. Vogliamo aggiungere dei parametri di valutazione qualitativi che includono la capacità collettiva dei territori in generale e dei borghi in particolare, di essere accoglienti e attrattivi, ma anche di riscoprire la propria identità. Con il sogno di ridare vita e ripopolare le aree rurali ormai abbandonate. Ci soffermeremo nello specifico su quattro punti:

  • empatia;
  • spirito di appartenenza;
  • coesione territoriale;
  • problem solving.

Fermo restando che alcuni punti di valutazione “classici” come la pulizia degli ambienti, la cortesia degli operatori e la logistica siano delle conditio sine qua non per essere attrattivi o quanto meno accettabili agli occhi del turista, ci focalizzeremo su quegli aspetti soft o anche immateriali, che spingono oltre il settore per fare il salto di qualità e guardare al futuro.

Il concetto cardine di questa innovazione culturale risiede nel superare proprio quel dualismo che si viene a creare tra host e ospite che, nella maggior parte dei casi porta a una contrapposizione formale tra reciproche aspettative mal soddisfatte. Il fatto che il turista diventi parte della comunità ospitante, migliora la percezione dell’accoglienza, responsabilizza entrambe le parti ad un maggior contatto spontaneo, minimizza gli errori e le inadempienze formali, e aumenta considerevolmente la qualità dell’esperienza vissuta.

Vogliamo rivisitare il rapporto tra comunità territoriali e turisti. Vogliamo ricreare quel clima conviviale e accogliente tipico dei borghi. Vogliamo che il turista non sia il pollo da spennare ma il co-attore dello sviluppo. Vogliamo cavalcare gli algoritmi, al di là degli stessi.

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Home Restaurant: l’alternativa al classico ristorante che favorisce la convivialità attiva e l’attenzione alla singolarità della persona

Home Restaurant, letteralmente, vuol dire “ristorante a casa” o “ristorante domestico” ed è il nuovo trend che si sta diffondendo nell’ambito delle forme alternative di ristorazione, insieme allo “Chef a domicilio” di cui è parente stretto. Al di là della qualità dei prodotti e dei piatti preparati che, sebbene siano un punto di partenza fondamentale, nell’approccio di Villager ci soffermeremo su quegli aspetti sociologici che mettono in risalto questa nuova forma di ristorazione emergente rispetto a quella classica.

Quali sono le principali differenze tra l’home restaurant e il classico ristorante osservate da un punto di vista sociologico?

  • Location;
  • Struttura della convivialità;
  • Personalizzazione dell’esperienza.

La prima sostanziale e tangibile differenza risiede proprio nel luogo dove si svolge l’esperienza di ristorazione. Nel classico ristorante avviene, come è noto, in esercizi pubblici adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande secondo la normativa del settore. Nell’home restaurant, d’altro canto, che rientra nel filone del social eating nello specifico e della sharing economy più in generale, avviene all’interno di abitazioni private che vengono messe in condivisione dai proprietari con altre persone. Tuttavia, come spesso succede di fronte all’emergere di fenomeni innovativi, c’è tuttora un vuoto normativo che non definisce chiaramente i contorni e i perimetri dell’azione col rischio di non tutelare i proprietari e gli ospiti di questa esperienza.perimetri dell’azione col rischio di non tutelare i proprietari e gli ospiti di questa esperienza.

La seconda differenza risiede nella struttura o natura della convivialità che prende forma. Nel primo caso, ovvero al classico ristorante, la socialità che tutti noi conosciamo si manifesta col gruppo di amici che si reca abitualmente in pizzeria e/o al ristorante per ritrovarsi in momenti di svago dove poter scambiare le ultime novità (gossip) e rinsaldare l’amicizia. Oppure tutti ricordiamo le cene di lavoro con i colleghi e/o le cerimonie come matrimoni e compleanni in cui celebrare le tappe importanti della nostra vita. Nel secondo caso, l’home restaurant, la convivialità cambia la sua struttura in quanto gli attori partecipanti, solitamente, sono sconosciuti che vogliono provare nuove esperienze e si aprono all’idea e all’opportunità di fare nuove amicizie. Per parafrasare il sociologo Mark Granovetter che nel 1973 coniò la teoria, nel primo caso siamo di fronte a legami forti, mentre nel secondo caso a legami deboli. I legami forti sono quelli che abbiamo con gli amici più intimi e i familiari più stretti. I legami deboli hanno un impatto emotivo minimo e sono meno frequenti e ravvicinati. Sono quelli che instauriamo con i conoscenti e con chi incontriamo occasionalmente.

La terza differenza, conseguenza delle due precedenti, è quella che favorisce la personalizzazione dell’esperienza. Se è pur vero che come membri di una famiglia e/o di un gruppo di amici siamo attenzionati in quanto tali, spesso le dinamiche createsi con i legami forti tendono ad “appannare” la nostra specifica singolarità a favore della tribù di cui facciamo parte che tende a ripristinare spontaneamente l’interesse e l’equilibrio verso se stessa. Dall’altra parte, con le dinamiche relazionali scaturitesi dai legami deboli tipiche della convivialità dell’home restaurant, abbiamo migliori opportunità di manifestare la nostra singolarità e le nostre caratteristiche e, con un minor costo emotivo, godere di un’esperienza unica in cui ci sentiamo veramente al centro come persona tout court.

Siamo convinti che nei prossimi anni il fenomeno susciterà notevole interesse, sia per quanto riguarda la quantità degli operatori coinvolti in questo nuovo spazio di mercato, e sia per la qualità dell’offerta enogastronomica dai produttori locali.

Nel modello di Villager, basato sui villaggi diffusi nelle comunità locali, l’home restaurant potrebbe giocare un ruolo strategico in quanto punto della rete territoriale dove il turista che alloggia nelle strutture extra-alberghiere, ha l’opportunità di vivere un’esperienza unica immersiva a contatto con i nativi.

E la morale della favola? Dopo questo breve approfondimento sul fenomeno, ci teniamo a tirare delle conclusioni che, seppur transitorie, ci permettono di guardare al futuro con maggiore chiarezza. Le due formule di ristorazione prese in esame sono alternative tra di loro, non entrano direttamente in concorrenza ma permetteranno ad entrambe di innalzare l’asticella della qualità con l’auspicio di condividere le buone pratiche e garantire più attrattività all’economia locale.

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Come ottenere il CIN (Codice Identificativo Nazionale) per gli affitti brevi

CIN, BDSR, CIR, ROSS 1000, ID, SCIA, SUAP, SUAR… tutti acronimi che a volte ci mettono in crisi e ci fanno salire istantaneamente l’ansia burocratica. Una specie di “tic nervoso” che colpisce soprattutto chi decide di aprire una casa destinata agli affitti brevi. Ovvero quelli compresi in un arco temporale che va da 2 (minimo) a 28 (massimo) notti di soggiorno. Ciononostante, negli ultimi anni il Governo ha intrapreso la via del riordino del settore del turismo extra-alberghiero, puntando sulla BDSR (Banca Dati Strutture Ricettiva) per mappare le strutture idonee, prima disperse nei meandri di venti normative regionali, e centralizzando la procedura per l’ottenimento del cosiddetto CIN: Codice Identificativo Nazionale. Un codice alfanumerico che identifica e qualifica una qualsivoglia struttura ricettiva che entra nel mercato degli affitti brevi.

Una sorta di “licenza” con cui è possibile mettersi in regola e aumentare la sicurezza e la qualità del servizio. Vista la crescita esponenziale di chi, i proprietari di seconde e/o terze case che decidono di metterle a reddito per abbattere i costi di gestione e ritagliarsi un’entrata extra.

Come si ottiene, quindi, il famigerato CIN? Vediamo di seguito insieme gli step necessari per conseguirlo:

SPID: Sistema Pubblico Identità Digitale. Oggigiorno, per accedere a tutti i portali della PA e per espletare qualsiasi pratica amministrativa è necessario dotarsi dello SPID che consente all’utente di accreditarsi. Esistono diversi provider che vendono il servizio (Poste, Aruba, Infocert, etc.) che costa circa 25-30 € a seconda dei pacchetti offerti dal gestore;
SCIA: Segnalazione Certificata Inizio Attività. Il secondo passaggio è quello di compilare la pratica di SCIA presso il Comune competente in cui si vuole avviare l’attività. La pratica è totalmente telematica e si tratta, perlopiù, di una Comunicazione auto-certificata in cui il proprietario di casa e/o il delegato inserisce una serie di dati anagrafici, catastali, di contatto e una serie di documenti richiesti che variano a seconda della tipologia di struttura ricettiva prescelta. La sezione del sito in cui si avvia il procedimento è il SUAR (Sportello Unico Attività Ricettive). I dati catastali più importanti e imprescindibili sono il n° repertorio dell’atto notarile, il “Foglio“, la “Particella” e il “Subalterno“. Nel caso delle case vacanze e del B&B viene richiesta anche la piantina catastale dell’immobile in scala 1:100. Il costo della pratica si aggira intorno ai € 50 per la locazione turistica fino ai € 250 per i B&B nelle grandi città (Es. Roma);

ROSS1000: Osservatorio statistico nazionale del Turismo che raccoglie tutto ciò che concerne i flussi turistici. Sostituisce il vecchio RADAR, è il portale dove si ottiene il CIR (Codice Identificativo Regionale). È il sistema gestionale, a livello nazionale, di analisi territoriale che osserva sotto una lente di ingrandimento il turista, raccogliendone le caratteristiche socio-demografiche e l’andamento di domanda-offerta. Il procedimento si effettua registrando la propria struttura nel portale dopo aver conseguito la precedente SCIA.

CIN: Codice Identificativo Nazionale univoco. È l’ultimo step per ottenere finalmente l’abilitazione ad operare come struttura ricettiva extra-alberghiera nel territorio italiano. Si tratta di un codice alfanumerico di 18 cifre il quale va esposto su una targhetta all’entrata dell’abitazione. Il CIN è consultabile dalla BDSR (Banca Dati Strutture Ricettive) del Ministero del Turismo.

Villager Hub fornisce supporto al futuro Host per l’ottenimento del CIN e per la semplificazione di tutti gli adempimenti burocratici collegati. Contattaci su per saperne di più.